Fin dai tempi antichi, l'uomo era a conoscenza delle proprietà terapeutiche
delle correnti elettriche, che venivano utilizzate sfruttando alcuni elementi
naturali, come minerali o meglio animali.
Gli stessi romani utilizzavano le torpedini per curare la gotta; il motivo
sta nel fatto che questi pesci hanno due organi elettrici sotto al pelle fra
le pinne pettorali e il capo, con i quali possono dare scariche elettriche di
notevole intensità.
Fu Galvani che nel 1791 che mosse i primi passi scientifici, effettuando esperimenti
sulla contrazione muscolare negli animali. Gli studi proseguirono poi da parte
di altri studiosi; nel 1820 De Boulogne individuò i punti motori di stimolazione
e costruì i primi elettrodi trans-cutanei.
Nel 1831 Faraday scoprì l'induzione elettrica e le omonime correnti
faradiche che, leggermente modificate, vengono utilizzate ancora oggi in ambito
riabilitativo.
Weiss nel 1902 gettò le basi della moderna stimolazione, introducendo
il concetto di quantità di corrente, tessuto muscolare, ed unità
di tempo.
Si deve però a Lapicique (1909) il merito di aver sviluppato i concetti
di Weiss e di aver introdotto i due parametri fondamentali dell'elettrostimolazione
ovvero: Cronoassia e Reobase.
Per quanto riguarda l' ambito sportivo, l'elettrostimolazione viene introdotta
da M. Kotz nel 1970, con l'utilizzo delle omonime correnti, dette anche russe
di tipo sinusoidale.
Seguirono molte sperimentazioni su atleti professionisti, anche da parte di
Cometti (1988) in Francia, Kopanski e Jaszczuk in Polonia e da Portman in Canada.
Tutto questo fino ad arrivare ai giorni nostri, dove l'elettrostimolatore viene
regolarmente utilizzata da atleti amatoriali e professionisti per incrementare
le prestazioni sportive, e dai divi dello spettacolo per gli aiuti estetici
che fornisce.