Perché è necessario
fare attività fisica?
Numerosi studi hanno messo in luce i potenziali effetti negativi della
ridotta attività fisica sia nell’immediato (per esempio la scarsa
capacità di eseguire un esercizio fisico sostenuto) che nel lungo periodo
(per esempio le alterazioni funzionali a carico dell’apparato locomotore,
cardiocircolatorio, respiratorio e metabolico). Nell’età evolutiva,
durante la quale all’esigenza di mantenere lo stato di salute si aggiunge
quella di favorire uno sviluppo fisiologico ottimale, un’attività
fisica scarsa o irregolare può comportare effetti molto negativi, riferibili
alla cosiddetta "sindrome ipocinetica". Questa può portare
allo sviluppo di diversi quadri clinici definiti "paramorfismi" (modificazioni)
della normalità degli organi e delle funzioni. I paramorfismi più
noti, tipici dell’età evolutiva (per esempio ipercifosi dorsale,
iperlordosi lombare, atteggiamento scoliotico), dipendono generalmente da una
ridotta funzionalità dell’apparato muscolo-scheletrico.
La consapevolezza dell’estensione del fenomeno della ridotta attività
fisica e dei danni associati a questa scorretta abitudine di vita ha portato
nel tempo, come naturale conseguenza, a una crescente diffusione della pratica
sportiva, sia in età evolutiva che in età adulta. Questa tendenza
ha prodotto ottimi risultati in termini di miglioramento dello stato di salute
e di prevenzione delle patologie cronico-degenerative dell’età
adulta (per esempio l’obesità , il diabete, l’ipertensione
e le malattie cardiovascolari).
Qual è l’approccio migliore?
Chi non ha mai praticato con regolarità un’attività
fisica o si appresta a iniziarla per la prima volta (di solito per motivi di
salute), si trova a dover risolvere alcune questioni preliminari, per esempio
quale attività scegliere, quali e quanti esercizi eseguire, come e quando
allenarsi. In queste persone non è raro riscontrare un basso livello
di capacità fisico-motorie e una ridotta motivazione al movimento (in
particolare nei soggetti in sovrappeso/obesi e negli anziani): fattori che,
se non opportunamente considerati nell’impostazione del programma di allenamento,
sono in grado di compromettere in maniera determinante
(fino al fallimento) qualsiasi proposta motoria.
In questi casi, la strategia migliore è un approccio graduale all’attività
fisica. Il suggerimento è quello di seguire un programma di allenamento
che non produca, o limiti al minimo, gli eventuali effetti sfavorevoli, sia
a livello fisico (fenomeni di dolorabilità che insorgono dopo un lungo
periodo di inattività) che psicologico (attività troppo aggressive
o eccessivamente complesse, in cui è difficile raggiungere risultati
immediati). Tanto più si è inesperti, con uno scarso livello di
efficienza e di capacità motorie, maggiore è il tempo necessario
per creare quegli adattamenti favorevoli all’esercizio fisico in grado
di ottimizzare i risultati prodotti da una pratica regolare.
Quali attività sono più indicate in età adulta
?
Secondo autorevoli società scientifiche trenta minuti quotidiani
di attività fisica moderata rappresentano, per gli adulti, la quantità
minima di esercizio necessaria per mantenersi in buona salute e per non incorrere
nelle patologie tipiche della sedentarietà. In età adulta, la
scelta del tipo di attività fisica o sportiva è condizionata principalmente
dalle preferenze individuali, dallo stato di salute (presenza di eventuali patologie),
dalle capacità fisico-motorie (livello di efficienza fisica) e da altre
variabili, per esempio la vicinanza della struttura al posto di lavoro o all’abitazione,
la possibilità di parcheggio, gli orari disponibili.
Generalmente, tra i 20 e i 30 anni si raggiunge il massimo della prestazione
sportiva sia nelle attività di resistenza cardiovascolare che in quelle
di forza: in questa fascia d’età è indicata qualsiasi disciplina
sportiva, sia individuale che di squadra. Tra i 30 e i 40 anni il mantenimento
di una buona forma fisica è legato alla regolarità e alla correttezza
del programma di allenamento seguito; specialmente se negli anni precedenti
ci si è mantenuti fisicamente attivi, si possono ancora raggiungere buoni
livelli nella prestazione sportiva. Dopo i 40 anni, i programmi di attività
fisica e/o sportiva si modificano non tanto nei contenuti (che devono prevedere,
innanzitutto, un allenamento di resistenza cardiovascolare, di forza e di flessibilità)
quanto piuttosto nella distribuzione dei carichi di lavoro (intensità,
durata e frequenza) e nelle modalità di esecuzione.
Dopo i 60 anni un programma di ricondizionamento motorio idoneo deve prevedere
esercizi che non creino sollecitazioni eccessive sulla colonna vertebrale e
sull’apparato muscolo-scheletrico e che, in generale, non pongano l’organismo
in condizioni di stress molto intenso, col rischio di compromettere il livello
delle capacità di adattamento al lavoro tipiche di questa età.
Tuttavia, è necessario che le proposte operative siano comunque in grado
di indurre adeguate sollecitazioni meccaniche, a loro volta capaci di produrre
effetti positivi sull’aumento della densità ossea, sul miglioramento
del tono e del trofismo muscolare, sulla funzionalità cardiocircolatoria
e respiratoria e sulla flessibilità. In tal senso sono consigliati gli
sport aerobici (ginnastica aerobica, jogging, nuoto, camminata), le attività
con i pesi, gli esercizi di stretching, di rilassamento e di educazione respiratoria.
E per i bambini?
Lo sport, praticato fin dai primi anni di vita, è in grado di
indurre sostanziali benefici, promuovere un buono stato di salute e stimolare
un adeguato sviluppo delle capacità motorie. Una corretta formazione
motoria e sportiva in età giovanile può evolversi successivamente
nella pratica agonistica o come sport del tempo libero.
È importante scegliere, in primo luogo, uno sport che sia adatto all’età,
alle dinamiche di sviluppo e alle capacità fisiche e motorie del bambino
e che rispetti i suoi gusti, realizzando le sue aspettative di relazione e di
confronto sociale. In considerazione della grande disponibilità al movimento
tipica dell’età infantile e giovanile, una scelta adeguata consente
al bambino non soltanto di mantenere un ottimale livello di abilità fisica,
ma anche di effettuare un migliore approccio all’attività fisica
e sportiva vivendo lo sport in maniera piacevole e divertente. Soltanto una
solida motivazione al movimento, infatti, è in grado di sviluppare un
reale e duraturo interesse verso una pratica fisico-sportiva.
Verso i 3 anni si consiglia il “baby nuoto”, un programma di acquaticità
che si sviluppa nel rispetto delle esigenze evolutive del piccolo, che in acqua
rivive l’habitat della vita intrauterina. Dai 3 ai 6 anni sono indicati
il nuoto, il calcio e tutte quelle attività chiamate “ludico-motorie”,
in grado cioè di avviare il bambino all’attività sportiva
attraverso un approccio vissuto sotto forma di gioco e di svago. Fino agli 8
anni sono consigliate le discipline che favoriscono un migliore controllo dei
movimenti e una maggiore disponibilità all’accettazione di regole:
le arti marziali, la ginnastica ritmica e artistica, la danza. Dopo gli 8 anni,
quando il bambino è in grado di accettare le regole e le dinamiche del
gruppo, il gioco motorio assume il carattere tipicamente presportivo. A questa
età sono adatti minibasket (pallacanestro), minivolley (pallavolo) e
minihandball (pallamano).
A partire dai 14 anni è possibile effettuare anche allenamenti mirati
allo sviluppo della forza, con una preferenza per gli sport di squadra: pallanuoto,
calcio, pallavolo, pallacanestro. Prima dei 12 anni si sconsiglia la pratica
sportiva a livello agonistico; prima di questa età, infatti, non sussistono
ancora i presupposti psicofisici idonei per affrontare intensi carichi di lavoro
sia a livello fisiologico che psicologico.
Qual è lo sport più adatto per dimagrire?
Un’attività, un esercizio o una ginnastica che si possano
definire dimagranti non esistono. Per perdere chili, infatti, è assolutamente
consigliabile fare movimento, ma per quanto riguarda gli effetti sul peso corporeo,
l’aumento del dispendio energetico dovuto alla pratica di un’attività
fisica deve sempre essere messo in relazione all’energia (calorie) introdotta
con l’alimentazione, in modo tale da realizzare un bilancio energetico
negativo dove le calorie introdotte siano inferiori a quelle consumate con l’attività
fisica. È importante, quindi, avere un regime alimentare sano ed equilibrato
da associare a un esercizio fisico praticato regolarmente, in maniera tale da
creare nel lungo periodo il deficit energetico necessario per perdere peso.
Quello che inoltre conta ai fini del dimagrimento è la durata (tempo
e/o distanza percorsa) dell’esercizio fisico piuttosto che la sua intensità.
Quando si hanno seri problemi di obesità i movimenti risultano più
difficoltosi e il senso di affaticamento è maggiore. È preferibile
in tal caso, prima di dedicarsi a un’attività motoria vera e propria,
tentare di cambiare il proprio stile di vita rendendolo il più attivo
possibile.
Quante calorie si possono bruciare con l'attività fisica?
Conoscere l’effettivo valore della spesa energetica dell’attività
fisica praticata può migliorare, in quei soggetti che presentano problemi
di sovrappeso o, al contrario, molto attenti al mantenimento di una buona forma
fisica, la conoscenza del rapporto tra le calorie introdotte con la dieta e
quelle consumate realmente con l’attività fisica.
Tanto più movimento si effettua, tanto maggiore è il dispendio
energetico. Tuttavia, una moderata attività fisica praticata 2 o 3 volte
la settimana con l’obiettivo di perdere e/o mantenere il peso corporeo
potrebbe anche non essere sufficiente e in questo caso sarebbe più conveniente
aumentare anche le occasioni di movimento spontaneo durante la giornata. Inoltre
occorre tenere presenti alcuni importanti fattori legati alle caratteristiche
individuali e al tipo di attività svolta. In un soggetto di 70 kg di
peso, per esempio, un esercizio aerobico leggero-moderato (come il bowling,
il golf o l’equitazione) favorisce un dispendio energetico inferiore alle
7 calorie/minuto. Ci sono poi esercizi aerobici da moderati a pesanti (come
basket, ginnastica aerobica, calcio, tennis o pallavolo) per i quali si spendono
dalle 8 alle 12 calorie/minuto. Infine, per gli esercizi aerobici massimali
(come praticare alcuni sport a livello competitivo o correre a 11-14 km orari)
si raggiunge una spesa energetica che può superare le 13 calorie/minuto.
Soggetti con peso corporeo maggiore o minore consumeranno rispettivamente più
o meno calorie.
Come scegliere la lezione in palestra?
In generale si ha sempre poco tempo da dedicare all’attività
fisica: si hanno a disposizione soltanto alcuni giorni e alcuni orari con il
rischio di effettuare un programma incompleto e ripetitivo basato sempre sullo
stesso tipo di allenamento (di solito quello che piace di più!). Occorre
quindi conciliare le proprie esigenze con un lavoro corretto e che realizzi
un effettivo miglioramento dell’efficienza fisica, a breve e a lungo termine.
Una corretta, razionale e completa attività fisica va concepita in riferimento
a un programma di lavoro ben articolato che comprenda:
lavoro aerobico (condizionamento cardiovascolare);
lavoro di forza (condizionamento muscolare su tutti i gruppi muscolari);
lavoro di stretching e mobilità articolare (flessibilità).
I centri specializzati, in base alle richieste del mercato, propongono numerose
attività: per orientarsi al meglio e trarre il massimo beneficio (in
termini di tempo e risultati), occorre conoscere le diverse tipologie di lezione,
il livello di difficoltà, l’entità del lavoro da svolgere
e gli obiettivi dell’allenamento. L’importante è mantenere
durante la settimana un equilibrio di lavoro tra l’allenamento aerobico
e l’allenamento di forza. L’allenamento sulla flessibilità
è generalmente complementare agli altri due, ma potrebbe essere integrato
attraverso singole lezioni di stretching (o tecniche simili) da svolgere liberamente.
L’ultimo aspetto da considerare nella scelta delle varie tipologie di
lavoro (e forse il più importante) si riferisce alle caratteristiche
della lezione, che deve essere piacevole, allenante e sufficientemente semplice
per essere facilmente realizzabile a livello motorio.
La ginnastica in acqua è efficace?
La ginnastica in acqua, che in questi ultimi anni sta godendo di grande
diffusione, è nata con finalità riabilitative, come terapia di
recupero dopo traumi di una certa importanza. Visti i suoi numerosi benefici,
ha poi trovato un largo riscontro anche nei centri sportivi come alternativa
alle tradizionali lezioni di fitness. Al momento, le lezioni di ginnastica in
acqua sono molto richieste, tanto che gli operatori del settore hanno sentito
la necessità di creare delle valide alternative tecniche alla prima forma
di ginnastica in acqua: l’acqua-gym.
Quasi tutte le tipologie di lezione sono svolte a tempo di musica per dare
continuità, intensità e ritmo esecutivo ai movimenti (interessando,
quindi, anche la componente cardiovascolare) e per rendere il lavoro più
motivante e coinvolgente. In generale una lezione di acquafitness può
essere consigliata a tutti e in particolare a coloro che hanno la necessità
di svolgere un programma di ricondizionamento fisico non particolarmente aggressivo
e possibilmente “protettivo” dal punto di vista psicologico (per
esempio persone in sovrappeso, donne in gravidanza e anziani). L’ambiente
acquatico, infatti, presenta anche il pregio di “nascondere” eventuali
difetti sia fisici che tecnici (esecuzioni maldestre e imprecise) che rappresentano
molto spesso una delle cause di allontanamento dalle lezioni di gruppo proposte
in palestra.
La cyclette è adatta a tutti?
A qualsiasi età e a qualsiasi livello sportivo, pedalare - in
bicicletta o su una cyclette - rappresenta una tra le attività fisiche
più diffuse. Si può andare in bicicletta per puro piacere oppure
con lo scopo di praticare un esercizio fisico vero e proprio con obiettivi specifici,
programmato e organizzato nell’intensità, nella durata e nella
frequenza. Andare in bicicletta è un esercizio abbastanza semplice, non
richiede negli sportivi amatoriali particolari doti coordinative e atletiche
ed è soprattutto molto comodo da praticare anche a casa (cyclette): chi
ha difficoltà a trovare spazi e tempi adeguati per correre, camminare
o praticare qualsiasi altra forma di esercizio fisico ha infatti nella cyclette
una valida alternativa.
Pedalare è un esercizio consigliabile a chiunque non abbia particolari
problemi alle ginocchia o alla colonna vertebrale. In caso contrario, infatti,
in relazione alle caratteristiche del soggetto e all’entità del
problema, potrebbero realizzarsi condizioni sfavorevoli all’esecuzione
corretta del movimento della pedalata e del mantenimento della posizione seduta
sulla bicicletta (postura).
Come trasformare una passeggiata in un allenamento?
Camminare è un esercizio tra i più indicati per allenare
il sistema cardiovascolare a una bassa e/o moderata intensità; è
consigliabile, soprattutto, a chi riprenda l’attività fisica dopo
una lunga pausa o abbia necessità di effettuare un allenamento per recuperare
e mantenere l’efficienza fisica. Essendo un esercizio aerobico, induce
adattamenti cardiocircolatori, respiratori e metabolici; coinvolge tutti i gruppi
muscolari e, pertanto, è in grado di aumentare il livello del tono muscolare
e di produrre favorevoli adattamenti anche sull’apparato osteoarticolare,
migliorando l’efficienza dell’apparato muscolo-scheletrico in generale.
Sono sufficienti anche 5-10 minuti ripetuti più volte al giorno per
produrre un discreto miglioramento nel livello di efficienza fisica, ma affinché
una piacevole passeggiata si trasformi in un allenamento vero e proprio, è
necessario eseguire il movimento nella maniera più corretta possibile:
è importante effettuare un giusto appoggio del piede, una ottimale respirazione
e una naturale oscillazione delle braccia mantenute in posizione rilassata.
Come in tutti i programmi di allenamento, perché si producano gli effetti
allenanti è necessario camminare con regolarità, a un’intensità
adeguata e per un tempo sufficiente.
In genere, l’allenamento si organizza in base al proprio stato di salute
e agli obiettivi da raggiungere (per esempio perdita di peso, miglioramento
della fitness cardiocircolatoria). ;avviamento al movimento deve essere
graduale attraverso una fase di riscaldamento, una fase centrale di esercizio
allenante vero e proprio e una finale di defaticamento.
Articolo di Carla Consoni
Chinesiologa della riabilitazione, Roma