Servono davvero gli "integratori"?
Il business dietetico ha trovato un terreno fertile nello sport; non
solo tra i grandi professionisti, impegnati a curare ogni dettaglio della preparazione,
ma ancor di più tra gli "sportivi della domenica", nelle palestre
e nei club amatoriali. È interessante capire l'utilità ma, in
altre condizioni, anche l'inutilità di bibite arricchite di sali minerali
e vitamine per reintegrare presunte perdite verificatesi con la sudorazione.
Un atleta allenato e correttamente nutrito non ha bisogno, almeno per la prima
ora di attività, di quelle integrazioni di zuccheri e sali che aleggiano
come filtri magici sulle prestazioni di troppi appassionati. Un'alimentazione
bene equilibrata fornisce a qualsiasi sportivo tutti i sali minerali necessari
e l'unica reintegrazione, davvero necessaria per chiunque svolga un'attività
fisica capace di creare sudorazione, è quella dell'acqua.
Bisogna ricordare però che un'aggiunta eccessiva di zucchero o di sali
minerali all'acqua provoca un rallentamento fino al blocco dello svuotamento
gastrico e quindi un dannoso ritardo nella reidratazione. Le bevande troppo
concentrate in zucchero o sali restano "sequestrate" a lungo nello
stomaco ritardando la discesa nei successivi tratti intestinali, dove ha luogo
l'effettivo assorbimento dei principi alimentari.
Il rischio alimentare è uguale per tutti ?
Nemmeno l'alimentazione più equilibrata può allungare
di un solo giorno la vita che è scandita nei nostri geni ereditari! C'è
molta esagerazione sui meriti di una buona alimentazione, ma c'è molta
realtà sui rischi a cui espone uno stile alimentare incongruo.
L'errore alimentare si tramuta, per alcuni più che per altri, in un fattore
di rischio; cioè, uno stile alimentare incongruo può accrescere
la possibilità statistica che ognuno di noi ha di contrarre infarto,
diabete, gotta, calcolosi o molte altre patologie, incluse diverse forme tumorali,
facilitate, se non del tutto originate, da fattori alimentari.
È troppo ingenuo incolpare dell'arteriosclerosi precoce delle coronarie
qualche rosso d'uovo, un po' di burro o altri grassi animali dimenticando il
contributo del fumo, della sedentarietà, del sovrappeso, dell'ipertensione
arteriosa, della vita stressante e infine dell'handicap ereditario.
Ma è ancora più ingenuo illudersi che un singolo alimento (per
esempio la pappa reale) possa aggiungere qualcosa di positivo allo stato di
salute già garantito da una normale alimentazione equilibrata. Una buona
benzina fa soltanto funzionare al meglio un motore, ma non può certo
migliorarne la potenza e la durata.
Esiste l'alimento-farmaco ?
Non esistono alimenti migliori o peggiori per la nostra alimentazione,
né tanto meno esiste l'alimento-farmaco. Purtroppo esistono ancora molte
illusioni al riguardo. Può capitare di dover raccogliere l'insoddisfazione
di una grassa matrona per il mancato effetto dei pompelmi da lei aggiunti alla
dieta nella convinzione che potessero "sciogliere i grassi". Ma accade
anche che venga messo in vendita in un supermercato uno yogurt che riporta una
scritta di questo tipo: "Grande festa per i nati sotto il segno del Leone,
dello Scorpione, del Capricorno: hanno scoperto che lo yogurt ai frutti di bosco
è ricco di sostanze benefiche per il loro organismo".
Astuzia e sfrontatezza di abili venditori, troppo spesso ospitati anche da
reti televisive e testate giornalistiche, che si prestano a queste mistificazioni
in sfacciato contrasto con la più elementare realtà scientifica.
La varietà dell'offerta consente, quindi, con un minimo di conoscenze,
di soddisfare correttamente le necessità nutrizionali in un numero quasi
infinito di combinazioni, senza dover ricorrere ad alimenti particolari e nel
rispetto delle migliori tradizioni gastronomiche locali e familiari.
Lo zucchero provoca il diabete ?
I fanatici dell'alimentazione hanno tuonato contro lo zucchero con
un fervore ascetico a cui però non fa riscontro la realtà scientifica.
E tra i fustigatori dei costumi alimentari (tra cui i medici sono soltanto una
minoranza), si sono intrufolati anche i sostenitori della concorrenza, dato
che i dolcificanti sintetici rappresentano ormai un fenomeno commerciale di
enorme dimensione. Non è mai stato dimostrato che lo zucchero sia causa
di malattia, salvo per quanto può riguardare una più frequente
comparsa della carie nei soggetti predisposti a causa dell'acidità salivare.
Contrariamente a quello che si pensa, lo zucchero non ha nulla a che fare neppure
con la comparsa del diabete. È vero che, purtroppo, mangiando un cibo
che piace si è portati facilmente a eccedere e quindi ad aumentare il
totale delle calorie ingerite. Sarà poi il sovraccarico metabolico (e
non lo zucchero) a causare l'obesità che, protratta per anni, faciliterà
nei soggetti geneticamente predisposti e in età avanzata la comparsa
del diabete di tipo 2, non insulino-dipendente.
Per i dolci il discorso è più complesso perché non si
fanno soltanto con lo zucchero e la farina ma richiedono anche latte, uova,
grassi e talvolta altri ingredienti ipercalorici, per esempio cacao, noci, mandorle
e canditi. I dolci da forno, almeno quelli più semplici e meno farciti,
possono rappresentare una piacevole e correttissima alternativa nell'alimentazione
di chiunque e potranno giovare in certi casi anche agli anziani disappetenti,
oppure ai soggetti costituzionalmente magri.
È utile abolire il pane ?
Gli italiani consumano sempre meno pane. Si tratta di un dato statistico,
ma ciò non significa che sia una scelta ragionevole, almeno per alcuni.
Preoccupato di mangiare troppo, e non più troppo poco, il cittadino ha
identificato nel pane la causa dell'ingrassamento, ma una tale semplificazione
è ben lontana dalla verità.
Certo che se il pane deve servire a raccogliere anche l'ultima goccia di un
sugo o di un intingolo grasso, se il pane non è più acqua, lievito
e farina semi-integrale, ma viene fatto con farina 00 e poi addizionato di grassi,
di latte e di altri ingredienti, il suo potere calorico risulterà certamente
accresciuto.
I carboidrati "complessi" dei cereali, dei legumi, dei tuberi, rappresentano
la benzina "pulita" e meno inquinante per le esigenze energetiche
delle cellule umane. Secondo le regole della scienza dell'alimentazione i carboidrati
devono fornire almeno la metà delle calorie di cui ha bisogno l'uomo,
sedentario o sportivo che sia. È poi relativamente indifferente che tale
quota derivi dal pane, dalla pasta, dal riso o dai legumi, dato che l'assorbimento
dell'amido avverrà sempre sotto forma di glucosio, qualunque sia il progenitore
amidaceo.
Non c'è giustificazione perciò per abbandonare il consumo del
pane, piuttosto occorre equilibrarne le quantità con gli altri cibi amidacei
che si utilizzeranno nella giornata.
La carne è necessaria nell'alimentazione ?
I mass-media, più che i veri specialisti della Scienza dell'alimentazione,
hanno ridimensionato nel volgere di pochi anni il mito della carne; dal piedistallo
dell'eccellenza la carne bovina si è ritrovata nella scomoda posizione
di imputata. In realtà non esistono alimenti buoni o cattivi, ma soltanto
uno stile alimentare fatto di varietà e di avvicendamenti equilibrati
tra tutti gli alimenti, carni comprese, con porzioni adeguate o inadeguate alle
reali necessità di ciascuno.
Certo la carne non deve rappresentare né un mito, né una proposta
dietetica imperativa, perché nessun alimento è insostituibile
per l'uomo. Resta però il fatto che pochi cibi contribuiscono, come la
carne, a completare il mosaico delle necessità nutrizionali. Dal punto
di vista della qualità dei nutrienti, la carne fornisce un apporto proteico
particolarmente qualificato non solo per la completezza e per il rapporto ottimale
dei principali amminoacidi, ma anche per la presenza di minerali come il ferro
e lo zinco o di bioregolatori come la carnitina o di vitamine dell'importanza
del complesso B.
Va segnalato che dopo le preoccupazioni innescate dal fenomeno della "mucca
pazza" gli agricoltori e le autorità di controllo hanno finito per
accentrare proprio sulle carni il massimo delle attenzioni preventive e repressive.
In conclusione, quando la carne non viene accompagnata nello stesso pasto da
altri piatti ricchi di grassi animali, può e deve far parte di una corretta
ed equilibrata varietà alimentare.
È davvero impossibile difendere il cioccolato ?
Di gradimento altissimo, democraticamente gradito in tutti gli strati
della popolazione, amato in forma più o meno controllata sia dai bambini
che dagli anziani, il cioccolato è stato però sempre sospettato
di far ingrassare e, in dosi eccessive, anche di far male. È uno dei
cibi più spesso incriminati dai medici, e come tutti gli alimenti molto
ricchi di grassi anche il cioccolato impegna lungamente la digestione.
In difesa del cioccolato si potrebbero portare molti argomenti psicologici,
dalla piccola gratificazione al vero soddisfacimento psico-sensoriale, mediato
dall'intervento di un neurotrasmettitore cerebrale denominato serotonina. Non
è provato che il cioccolato abbia responsabilità nell'acne giovanile,
oggi disponiamo infatti di prove sperimentali che lo scagionano, facendo ricadere
la colpa sugli ormoni.
È vero che non si deve bere molto caffè ?
In realtà la scienza non può dare, ancora oggi, delle
risposte sicure e definitive a degli interrogativi di questo tipo per il semplice
motivo che la sperimentazione clinica non permette dei raffronti statisticamente
ineccepibili sulle abitudini alimentari.
Tuttavia il contenuto di caffeina, a cui si imputano le maggiori responsabilità
positive o negative del caffè, può raddoppiare da una miscela
a base prevalente di "arabica" a una miscela più ricca di "robusta",
senza parlare dei riflessi della tostatura e delle diverse modalità di
preparazione.
Nella letteratura scientifica, se tralasciamo i piccoli e transitori effetti
individuali sull'apparato digerente e sul sistema nervoso, non c'è evidenza
di un maggior rischio di tumore in relazione al consumo abituale di un ragionevole
numero di tazzine di caffè. È pur vero che il Comitato Olimpico
Internazionale ha deliberato di considerare doping l'assunzione di una quantità
di caffeina pari a quella di una diecina di tazzine del tipico "espresso"
da bar.
Caffè quindi per chi lo apprezza, per chi ne ricava sostegno e concentrazione,
per chi deve controllare monotoni e ripetitivi cicli produttivi e per tutti
coloro che non hanno personali controindicazioni - ovviamente l'insonnia - ma
sempre col buonsenso di una dose giornaliera non superiore alle tre tazzine.
No, decisamente e irrevocabilmente no! Al contrario esistono motivazioni alimentari
controproducenti, per esempio l'eccesso alcolico, capace di sollecitare le premesse
"cerebrali", ma anche di ostacolare la realizzazione delle fantasie
amorose.
L'alcool è in grado di limitare o annullare il controllo abituale del
Super-io e dei centri cerebrali che vigilano sul comportamento. Anche una cena
eccessiva, con il conseguente sovraccarico digestivo, può favorire sonnolenza
più che ardori sessuali.
Il gelato è un peccato di gola ?
Il gelato è sempre piaciuto (non solo ai giovani), ma in passato
esistevano dei giustificati sospetti di carattere igienico sulle modalità
di preparazione. Grazie alla pastorizzazione degli ingredienti e ai progressi
tecnologici della lavorazione industriale, questo pericolo è del tutto
superato. Il gelato non fa male, quindi, e va considerato come un qualsiasi
altro alimento.
La composizione dei gelati può essere molto diversa ma sostanzialmente
si possono distinguere tre tipi di gelati: con crema di latte, con grassi vegetali,
alla frutta. I primi due contengono latte e sono pressoché equivalenti,
come valore nutritivo; i gelati a base di frutta si ottengono utilizzando acqua,
zucchero e polpa di frutta, perciò hanno meno proteine e grassi e avranno
anche meno calorie totali. Sulla natura dei cosiddetti grassi vegetali utilizzati
dalle industrie dolciarie e in gelateria esistono molti e giustificati "distinguo",
perché non hanno certo i pregi dell'olio di oliva, ma, al contrario,
suscitano ragionevoli riserve tra i nutrizionisti più intransigenti.
Nessun vantaggio nutrizionale (se non il basso apporto calorico) può
derivare dai ghiaccioli alla frutta, privi di proteine e di grassi, ma squilibrati
per l'esclusiva presenza di zucchero e di additivi aromatizzanti.
La rapidità di assimilazione fa del gelato l'alimento ideale per i pasti
intermedi, non soltanto per i ragazzi o per gli sportivi, ma anche per quegli
adulti che avendo imparato, per scelta o necessità, a semplificare il
pranzo, potranno concedersi ragionevolmente uno spuntino pomeridiano. La moderna
dietologia ha conferito al gelato il ruolo di "nutriente", cioè
di possibile scelta alimentare indubbiamente lecita e gradevole, anche se per
gli obesi può trasformarsi in un peccato di gola.
La pasta e le diete: convivenza impossibile ?
Non c'è bisogno di una laurea in medicina per sapere che nessun
alimento, come tale, fa ingrassare. L'obesità si instaura soltanto quando
il totale dell'energia introdotta con gli alimenti supera il totale delle spese
energetiche.
La pasta può rientrare, quindi, sia nelle diete ipocaloriche che in
quelle ipercaloriche: è solo questione di quantità e di condimenti.
E il condimento, più che la percentuale di carboidrati (tra l'altro a
lenta assimilazione), è l'unico appiglio per giustificare l'ostracismo
che alcuni cosiddetti "dietologi" hanno per la pasta.
Questo alimento può essere accusato, in teoria, di non essere completo
ed equilibrato. Tutto ciò è vero, almeno dal calcolo delle tabelle
dietetiche, perché la pasta manca di grassi e le sue proteine scarseggiano
di due aminoacidi importanti, per esempio la lisina e la treonina. Ma bastano
un paio di cucchiaini di formaggio o del ragù per riequilibrare la completezza
del piatto. A questo punto si può o si deve rinunciare a un "secondo"
piatto per limitarsi a un abbondante contorno di verdure e a una porzione di
frutta.
Sono veramente utili erbe, tisane e decotti ?
I rimedi naturali, ottenuti per estrazione di principi attivi dal mondo
vegetale, hanno rappresentato la base della terapia in tutte le popolazioni
primitive.
Di pari passo con la civilizzazione, cioè con le grandi conquiste della
fisiologia, della biochimica, della farmacologia clinica, questi prodotti sono
stati praticamente abbandonati dalla medicina ufficiale, perché, nella
maggior parte dei casi, la sperimentazione li ha dimostrati inefficaci o, quando
efficaci, è stato possibile purificarli con trattamenti tecnologici o
riprodurli sinteticamente in quantitativi esattamente dosati.
Talvolta un alimento può far male, ma è piuttosto ingenuo pensare
il contrario, cioè che un alimento, un particolare alimento (dalla pappa
reale al latte), possa far bene a prescindere dalla restante alimentazione.
Talvolta l'unico effetto positivo di questi prodotti sta nella cieca fiducia
con cui vengono assunti; valgono soprattutto per l'effetto "placebo"
che in certo modo è proporzionale alla fiducia con cui viene assunto
il preparato.
Articolo di Eugenio Del Toma
Presidente Onorario dell'Associazione Italiana
di Dietetica e Nutrizione Clinica