Non mangiare “troppo” ed evitare pasti molto abbondanti.
Il “troppo” è testimoniato dal sovrappeso e ancor di più
dall’obesità . Tutti sappiamo, guardandoci allo specchio o in base
alla cintura dei pantaloni o della gonna, quando i nostri chili sono in eccesso
anche senza formule per calcolare il peso desiderabile (che varia con l’età,
anche se spesso ce ne dimentichiamo).
Un pasto eccessivo, al di là di considerazioni caloriche, sollecita
una maggiore produzione di succhi digestivi (bile, succo gastrico, secreto pancreatico),
quindi un maggiore lavoro da parte degli organi preposti alla digestione. Inoltre,
lo stomaco si svuota meglio se è riempito poco e soprattutto se contiene
pochi grassi, specie fritti. Il vecchio adagio “alzarsi da tavola con
un po’ di fame” o l’altro “lasciare sempre un boccone
nel piatto” sono esempi di antica saggezza.
Seguire orari costanti e regolari per i pasti.
L’organismo umano è un orologio biologico, in parte innato e in
parte anche capace di modificarsi e di essere influenzato dalle abitudini acquisite.
Colazione, pranzo e cena moderati, e piccole merende, assunti a orari piuttosto
fissi costituiscono un buon investimento per il proprio benessere.
Considerare i pasti come momento di relax.
Se si mangia lentamente e rilassati, la masticazione è più adeguata,
le secrezioni digestive si formano in giusta misura e si mescolano al cibo in
modo e tempi ottimali, il transito del cibo avviene in modo armonico. Leggere
il giornale o guardare la televisione mentre si mangia sono abitudini sempre
più frequenti, ma sicuramente dannose. Non è importante se si
“sgarra” qualche volta: è l’incongruenza routinaria,
o peggio ancora quotidiana, che va evitata.
Assicurare un abbondante introito di acqua nelle 24 ore.
L’acqua è un protagonista importantissimo della nostra alimentazione
e della nostra digestione. Basti pensare all’ammontare delle secrezioni
che vengono prodotte e dei liquidi che vengono riassorbiti ogni giorno nel nostro
intestino. Molti costituenti alimentari, vitamine del complesso B e minerali
inclusi, vengono assorbiti proprio perché disciolti in acqua. Inoltre,
un adeguato introito di acqua o di bevande acquose aiuta a prevenire la stitichezza.
Si calcola che l’introito complessivo di 2 litri circa sia quello ottimale,
ovviamente frazionato nella giornata.
Mangiare frutta, verdura e fibre alimentari.
Frutta, verdura e cereali contengono molti minerali, vitamine e fibre. Frutta
e verdura sono cibi poco calorici e praticamente non contengono grassi. Il loro
consumo deve essere giornaliero e vario. Le fibre solubili, presenti soprattutto
in legumi e frutta, e le fibre insolubili, presenti soprattutto negli ortaggi
e nei derivati integrali del grano, sono utili nel trattamento della stitichezza.
Migliore transito intestinale significa anche minore pressione all’interno
dell’intestino, ciò che fa diminuire il rischio di diverticoli
e di emorroidi.
Le fibre solubili “catturano” anche gli acidi biliari giunti con
la bile nell’intestino, ciò che probabilmente si traduce in una
diminuita concentrazione del colesterolo nel sangue. È possibile anche
che le fibre facilitino il controllo della glicemia del paziente diabetico.
Infine, è probabile che le fibre di per sé, o sostanze in esse
contenute, esercitino un’azione preventiva nei confronti di alcuni tumori,
in particolare del cancro del colon. È bene ricordare che i legumi come
fagioli, lenticchie e piselli oltre che ricchi in fibre sono anche ricchi in
proteine.
Consumare carni, pesce e grassi.
È opportuno introdurre ogni giorno circa 1 grammo di proteine per chilogrammo
di peso ideale. Le proteine si trovano principalmente nelle carni (circa 22-25
grammi per 100 grammi di carne) e nel pesce, oltre che nei legumi già
citati (da un punto di vista calorico 1 grammo di proteina sviluppa circa 4
calorie). La dieta deve essere povera di grassi e soprattutto di quelli animali,
per esempio burro e lardo (1 grammo di grasso sviluppa circa 9 calorie).
Non fare abuso di alcolici.
È vero, come sostengono i più severi tra i medici, che gli alcolici
“non hanno valore nutritivo, ma solo calorico” (1 grammo di alcool
sviluppa 7 calorie) e quindi vanno eliminati. Con un normale calice di vino
di media gradazione si introducono poco meno di 100 calorie e lo stesso valore
calorico ce l’ha un bicchiere (più grande) di birra o uno (più
piccolo) di “superalcolico”, per esempio grappa, cognac, whisky.
Quindi, con un paio di “bicchierini”, alla fine di un pasto robusto,
noi non aiutiamo la digestione ma introduciamo quasi le calorie di una pastasciutta
poco condita, con gioia dei trigliceridi che vedono ulteriormente salire la
loro concentrazione plasmatica. Tuttavia nei paesi come l’Italia, dove
il buon vino non manca, è chiaro che tra le sbornie frequenti e l’intransigente
rigore dell’astemio c’è il ragionevole spazio per una posizione
intermedia. Per chi già osserva alcune norme dietetiche di buonsenso,
quali quelle sopra indicate, non è in sovrappeso e non ha disturbi particolari,
un buon bicchiere di vino a ciascun pasto non rappresenta davvero un problema.
Senza contare l’effetto rilassante, euforizzante e socializzante (che
non va sottovalutato) e un effetto probabilmente benefico dell’alcool
sulla circolazione coronarica. È ovviamente inutile ribadire come invece
l’eccesso alcolico, oltre che riverberi negativi sul peso, provochi tutta
una serie di disturbi e danni non solo nel “tubo” gastrointestinale,
ma anche nelle due grosse ghiandole annesse, fegato e pancreas, e sul sistema
nervoso.
Smettere di fumare.
Che il fumo favorisca significativamente lo sviluppo del cancro del polmone
è ormai risaputo da tutti, paradossalmente anche dagli stessi fumatori.
Ma pochi sanno che il fumo ha effetti che danneggiano in vario modo distretti
dell’organismo diversi dal polmone, incluso l’apparato gastrointestinale.
La nicotina, per esempio, stimola la secrezione gastrica di acido e diminuisce
la produzione pancreatica di bicarbonato destinato a neutralizzarlo.
L’ulcera e la recidiva di ulcera gastrica e duodenale sono più
frequenti nel fumatore (un rischio che diminuisce se lo stomaco viene “disinfettato”
dal batterio che contribuisce in modo determinante alla formazione dell’ulcera,
l’Helicobacter pylori). Anche il tono dello sfintere esofageo inferiore
è diminuito dal fumo e ciò favorisce il reflusso di acido dallo
stomaco all’esofago con conseguenti sintomi e lesioni. Il fumare di per
sé, inoltre, aumenta la deglutizione di aria e quindi il gonfiore gastrico
e addominale.
Muoversi di più fisicamente.
Tutti sono d’accordo sul fatto che il movimento fisico faccia bene in
generale e che soprattutto serva a calare di peso. È invece meno noto
il fatto che l’esercizio fisico ha influenze specificamente positive sul
nostro apparato digerente. Il movimento fisico induce una più vivace
attività dei muscoli intestinali e quindi un migliore transito del contenuto
intestinale di cui beneficerà in particolare il soggetto con stitichezza.
Tutti gli sport, praticati anche amatorialmente, vanno bene, ma naturalmente
il camminare rappresenta la soluzione più facile e più economica.
Il boom dei centri di fitness testimonia come nei paesi ricchi (nei quali la
percentuale in sovrappeso si aggira intorno al 30 per cento o più) si
sia capito che bisogna muoversi di più, ma in palestra le motivazioni
sono per la gran parte più estetiche che igieniche e gli entusiasmi si
dimostrano più facili dei proponimenti finalizzati a cambiare stile di
vita. A smorzare ulteriormente gli entusiasmi ci pensa anche il costo non trascurabile
della fitness. Per chi non fa sport, una mezz’ora al giorno di ginnastica
può andar bene, ma non vanno disprezzate misure banali che hanno il vantaggio
di essere facilmente ripetitive: fare la spesa a piedi, evitare l’ascensore,
sostituire il “riposino” pomeridiano con una passeggiata.
Fare attenzione ai farmaci.
I farmaci non sono caramelle, e questa è la prima considerazione da tenere
presente. La seconda, è che la diffidenza immotivata verso di essi è
altrettanto ingiustificata. La terza, che alcuni farmaci più di altri,
utili o essenziali per una determinata malattia non gastrointestinale, possono
essere penalizzati da effetti collaterali che riguardano proprio l’apparato
digestivo e che possono quindi causare diversi sintomi, per esempio la nausea,
la stitichezza, il ”bruciore” di stomaco, il sanguinamento digestivo.
Molti sedativi possono causare stitichezza e con antiacidi a base di alluminio
e magnesio non sono infrequenti né la diarrea né la stitichezza
(a seconda che il paziente sia più sensibile al magnesio o all’alluminio).
Gli antibiotici danno non di rado nausea e diarrea e i cortisonici mal di stomaco.
Dato il loro larghissimo e progressivamente crescente uso sono probabilmente
l’aspirina e gli altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) quelli
che, al di là di un’assunzione sporadica (anch’essa peraltro
non del tutto priva di rischi), provocano maggiormente sintomi digestivi.
Questi sintomi non sempre si associano a lesioni documentabili endoscopicamente.
Al contrario, ci sono pazienti con lesioni gastriche o duodenali da FANS (soprattutto
se di grado non molto severo) che non lamentano alcun sintomo. Sono numerosi
i FANS che vengono venduti anche senza prescrizione medica come antidolorifici
(soprattutto per il mal di testa), ma il loro potenziale offensivo nei confronti
dell’apparato gastrointestinale non è inferiore a quello degli
altri.
Insomma, chi soffre di sintomi digestivi farà bene a chiedersi se i
disturbi non siano per caso comparsi durante o dopo l’assunzione di qualche
farmaco e di qualche antinfiammatorio in particolare. Se così fosse la
consultazione del medico sarà opportuna perché, se la terapia
antinfiammatoria non potrà essere sospesa, sarà il medico a scegliere
il FANS meno gastrotossico e/o a prescrivere una terapia in grado di prevenire
il danno da FANS.
Articolo di Giorgio Dobrilla
Primario Gastroenterologo Emerito, Bolzano
Tratto da Yahoo Benessere