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L'
Elettrostimolazione
Agli ultimi mondiali americani, un particolare a molti è sfuggito,
ovvero quanto l'utilizzo dell' elettrostimolazione
funzionale sia stato efficace. Tutti hanno avuto modo di osservare che,
nonostante l'elevato numero di infortuni, la maggior parte dei giocatori
è sempre riuscita a recuperare in tempo per l'incontro successivo,
malgrado gli esigui margini a disposizione. Il caso più clamoroso
è stato quello di Franco Baresi negli ultimi mondiali di calcio
americani. Tre settimane sono state sufficienti per poter essere di
nuovo in partita, nonostante il grave infortunio e il relativo intervento
chirurgico! Due, tre giorni di tempo sono stati la normalità
per il recupero dopo contratture. Tempi impensabili, se non si avesse
la possibilità di utilizzare la stimolazione elettrica quale
supporto di base dell'intervento riabilitativo più globale, come
da tempo avviene in molte società. Basta osservare, ad esempio,
che 20 minuti di stimolazione, fatti con un'apparecchiatura che ne rispetta
le leggi fondamentali (generatori di corrente costante), danno un incremento
alle capacità muscolari che corrisponde a quello che si avrebbe
con 1500 ripetizioni naturali, sotto sforzo massimale. Questo senza
creare i tipici problemi da sovraccarico delle articolazioni e permettendo
di lavorare, già da subito, quando nessun mezzo di lavoro naturale
è utilizzabile.
In diversi centri ospedalieri europei l'elettrostimolazione
prodotta da generatori di corrente costante (vedremo più avanti
quali siano le loro caratteristiche) è oramai routine, e viene
applicata già dal giorno dell'intervento chirurgico, come ad
esempio nella Clinica Universitaria di Parigi. Gli ottimi risultati
evidenziati dalla casistica dimostrano l'efficacia di tale metodo sia
sulla forza, che sui volumi muscolari, e contemporaneamente escludono
eventuali danni al paziente. Altri protocolli confermano la validità
della stimolazione antalgica (contro il dolore) o di quella decontratturante.
Oggi però è necessario mettere ordine in una materia che
ha sempre subito interventi a sproposito, sia nell'interpre tazione
dei principi che la regolano, sia sui protocolli di intervento, sia
sui vari tipi di apparecchiatura e sul loro.criterio di classificazione.
Pertanto, i risultati di un'elettrostimolazione sono
spesso falsati semplicemente perchè si sta utilizzando un'apparecchiatura
che è paragonabile ad un motorino elettrico, quando è
necessario utilizzarne una a turbina. Oppure perché si sta utilizzando
un'apparecchiatura giusta, con dei programmi non idonei ad ottenere
il risultato che ci prefiggiamo, o la stessa, programmi giusti, ma con
la posizione degli elettrodi sbagliata!
Dobbiamo, infatti, distinguere quale differenza c'è tra il "far
muovere un muscolo" e ottenere invece una "contrazione fisiologica".
Nel primo caso si riproducono effetti paragonabili ad un semplice massaggio,
che sicuramente non potrà sortire benefici sulla forza o sulla
resistenza della fibra muscolare. Effetto ottenibile con infiniti tipi
di corrente. Nel secondo, invece, si riuscirà a riprodurre il
meccanismo "allenante" della fibra, con tutti i benefici annessi;
per raggiungere questo risultato la scelta del tipo d'apparecchiatura
diventa fondamentale.
Questi sono i motivi che mi hanno indotto a pubblicare dei protocolli
di valutazione inerenti ai criteri di utilizzo dell'elettrostimolazione.
Chiariamo subito un concetto: in queste pagine non è sicuramente
possibile trasmettere i concetti fondamentali dell'elettrofisiologia/elettrostimolazione
. Ci troviamo, infatti, a dover ragionare su di una materia relativamente
complessa, basta su di una serie di ragionamenti matematici. Concetti
che normalmente il terapista, il medico e il preparatore atletico non
"masticano" tutti i giorni. Con un approccio un po' meno duro
si può comunque avere una sufficiente formazione solo attraverso
un corso regolare della durata minima di una giornata.
Ci riproponiamo comunque di parlasse ugualmente, nella maniera più
semplice possibile. Per necessità divideremo l'esposizione in
due parti: la prima si svolge in questo articolo e tratta i concetti
teorico più importanti; la seconda si soffermerà maggiormente
sugli aspetti pratici dell'utilizzo dell'elettrostimolazione e sarà
pubblicata sul prossimo numero.La prima considerazione da farsi, è
la più elementare: tutte le correnti elettriche sono uguali?
La seconda è: tutte le apparecchiatura che emettono una corrente
sono uguali?
La risposta in tutti e due i casi è no.
Prima di utilizzare una qualsiasi corrente dobbiamo domandarci quali
sono i possibili effetti che può avere sull'organismo umano.
Alcuni saranno desiderabili, altri invece da evitare assolutamente.
Gli effetti di base di una corrente sono tre:
• la (effetto galvanico) è una migrazione di molecle tra
un elettrodo positivo e uno negativo da cui viene emessa una corrente
continua;
• l'ustione (bruciatura) è un fenomeno noto a chiunque;
• l'eccitazione (movimento visivo) è il fenomeno che ci
interessa maggiormente e pertanto sarà questo l'aspetto di cui
parleremo più diffusamente.
L'applicazione della ionizzazione più conosciuta è la
iontoforesi (o ionoforesi), che viene utilizzata per introdurre particolari
farmaci senza metodi invasivi. E anche particolarmente discussa per
i risultati contrastanti che si ottengono; è comunque soggetta
a numerosissimi fattori che influiscono sulla sua efficacia. Diverse
sono le controindicazioni, la principale è la presenza di mezzi
di osteosintesi come, per esempio, placche metalliche che verrebbero
"sfaldate" dalla corrente.
Un'altra caratteristica negativa, che va evitata accuratamente, è
quella di ustioni chimiche della pelle, derivanti da un accumulo elevato
di soda caustica su uno dei due elettrodi. L'utilizzo di una corrente,
per provocare un'ustione elettrica, può non essere necessariamente
negativo, come nel caso del bisturi elettrico (si tratta di un'apparecchiatura
che viene sftuttata dal chirurgo per poter recidere i tessuti durante
un intervento). Sarà comunque uno degli effetti da evitare in
una stimolazione elettrica eccitomotoria.
EFFICACIA E SICUREZZA
I due aspetti fondamentali che contraddistinguono un'apparecchiatura
che stimoli elettronicamente in modo corretto sono:
• la sicurezza;
• l'efficacia.
Da questi due punti deduciamo che in una stimolazione che debba sortire
un effetto eccitomotore la preoccupazione principale sarà quella
di evitare, accuratamente, sia la ionizzazione dei tessuti, sia l'ustione.
Per efficacia si intende, nel nostro caso, la capacità di eccitare
le cellule nervose che trasporteranno l'impulso elettrico alla placca
motrice, che a sua volta trasmetterà la reazione (definita potenziale
d'azione) alle fibre muscolari. Per far ciò si dovrà rispettare
la prima legge fondamentale dell'elettrostimolazione: la Legge di Lapique.
Come vedremo più avanti questo sarà possibile solo attraverso
un'apparecchiatura che fino a poco tempo fa era solo teorica, un generatore
di corrente costante.
Per poter essere sicura la stimolazione dovrà essere prodotta
con i parametri elettrici a valori minimi. I due principali parametri
da tener presente saranno infatti l'intensità (I) e il tempo
(t). Da ciò consegue che la forma geometricamente ideale è
un'onda rettangolare (o quadra). Qualunque modifica dell'impulso toccherebbe
uno dei due parametri.
Ci sono altri approcci matematici a questo problema, che dimostrano
che, comunque, l'impulso ideale è quadro. Pertanto sono discutibili
tutte le altre forme geometriche di un impulso elettrico che debba eccitare
una cellula (vedi figura 1).

(Figura 1: tre tipi di onda elettrica (quadro, sinusoidale e triangolare).
Solo la prima garantisce la quantità (con i due parametri I e
t) con í valori minimi. )
TIPI DI CELLULE ECCITABILI
Le cellule eccitabili del corpo umano sono di due tipi:
• muscolari;
• nervose.
Le cellule nervose sono la via ideale di stimolazione sia in quanto
"via naturale", sia poiché occorre meno tempo e meno
energia per eccitare la cellula nervosa rispetto a quella muscolare.
Una contrazione muscolare non nasce infatti a livello locale, ma cerebrale,
percorrendo quindi tutto il nervo neuromotorio e trasmettendo poi questa
"carica" alla fibra muscolare (vedi figura 2).

(Figura 2: rappresentazione grafica di un muscolo e del nervo neuromotorio,
con i suoi motoneuroni. )
TIPI Di CORRENTE
I tipi di corrente utilizzabili sono essenzialmente due::
• continue;
• pulsate.
Quella continua non è nient'altro che una corrente di qualunque
intensità che, se rapportata al tempo, dà un valore diverso
da zero. Procura sicuramente un effetto di ionizzazione (effetto galvanico)
che dovrà essere accuratamente evitato.
1 due principali parametri elettrici da tener presente saranno infatti
l'intensità (1) e il tempo (t). Se l'intensità (I) proseguirà
per un tempo illimitato (t) la risultante della divisione Yt darà
valore diverso da zero. Con il conseguente effetto galvanico assicurato.
Il "trucco" per evitare un effetto di ionizzazione è
quello di utilizzare una corrente per un dato tempo e poi interromperla,
ma ad una intensità di valore positivo si dovrà immediatamente
farne seguire una di uguale valore negativo per compensare e permettere
che la divisione intensità/tempo (I/t) dia un risultato pari
a zero. Si evita così il pericolo della ionizzazione.
LAVORO NATURALE E STIMOLAZIONE ELETTRICA
Prima di parlare del meccanismo che entra in gioco a mezzo di una corrente
elettrica, dobbiamo rispolverare alcuni concetti inerenti al lavoro
muscolare naturale. Cercando di capire che cosa avviene in natura, potremo
trovare la relazione che c'è tra i vari parametri elettrici e
la contrazione e quindi con l'allenamento muscolare.
Il movimento muscolare, infatti, è la conseguenza del percorso
di una "carica elettrica" che, partita dal cervello, passa
attraverso il midollo spinale e il nervo neuromotorio; quest'ultimo
si comporta come un cavo elettrico ed è composto da tanti piccoli
"fili" più sottili, i motoneuroni. Ognuno di questi
è collegato ad un insieme di fibre muscolari (da 5 a 2000 circa).
Quando la carica arriva alle fibre collegate a quel singolo motoneurone,
si innesca un meccanismo biochimico, conosciuto da tutti i preparatori
atletici, che pennette la "contrazione" delle fibre stesse,
con il conseguente movimento dell'articolazione. Di fatto ci si trova
davanti ad un fenomeno paragonabile a quello che avviene in una fila
di birilli. E' sufficiente far cadere", grazie all'impulso dato
da una carica elettrica, un qualunque birillo della fila perché,
inevitabilmente, quello adiacente cada a sua volta innescando una reazione
a catena.
Questa carica elettrica viene chiamata potenziale d'azione (PA.), e
la sua trasmissione lungo il singolo motoneurone eccitazione saltatoria.
Sempre seguendo questa metafora comprendiamo che occuparci di quanto
sia la carica nell'unità di tempo è veramente determinante.
Non sarebbe possibile far cadere un birillo se non utilizzassimo almeno
una data quantità di esplosivo (Q) in un dato tempo (t).
Non è però necessario usare la quantità occorrente
a far saltare il birillo, ma quella sufficiente a far portare lo stesso
a quel punto di confine tra l'equilibrio e la caduta: superato quel
punto di non ritorno, magari anche minimamente, questo cadrà
sicuramente, senza bisogno di apportare ulteriore quantità di
carica.
Il momento in cui cade il birillo rappresenta il punto di non ritorno
tra lo stato di riposo (potenziale di riposo) e quello di eccitazione
di un punto del motoneurone, e si definisce inizio del potenziale di
azione (I.P.A.). Uobiettivo dell'elettrostimolazione eccitomotoria è
quindi quello di: apportare una determinata quantità di corrente
in una data quantità di tempo, per ottenere l'inizio del potenziale
di azione di un qualunque punto dei motoneuroni che sono collegati alle
fibre muscolari che si intende far lavorare/ allenare.
Ciò sarebbe relativamente facile da ottenere con una apparecchiatura
che emetta quella quantità/tempo prevista, se non ci fosse una
complicazione derivante da un fenomeno tipico di qualunque circuito
elettrico, l'impedenza o resistenza. Le varie cellule che compongono
i vari tessuti che si interpongono tra l'elettrodo dell'apparecchiatura
e il motoneurone da stimolare compongono un circuito elettrico a tutti
gli effetti, che opporrà quindi resistenza al passaggio del campo
elettrico.
Per cui, anche nel caso in cui dagli elettrodi sia partita la Quantità
/ Tempo giusta, una volta attraversati i vari tessuti, al motoneurone
non arriva tutta, ma solo la parte di Quantità non "trattenuta".
Non cadono più quindi i famosi birilli, o meglio, in qualche
caso cadono occasionalmente ottenendo effetti non produttivi. Si pensi,
come similitudine, a una corrente d'aria che debba aprire una porta
a molla e riempire in un dato tempo un locale. Se la Quantità
di aria nell'unità di tempo non è quella dovuta, o non
si riesce ad aprire la porta, oppure otterremo delle aperture parziali,
senza riuscire a riempire il locale nel tempo dovuto.
TIPI DI GENERATORE
Per poter compensare la Quantità trattenuta dai tessuti si deve
utilizzare una nuova generazione di apparecchiatura. In effetti sono
conosciuti due tipi di generatori di corrente:
• Generatori di tensione;
• Generatori di corrente.
Per comprendere la differenza prendiamo ad esempio una grossa vasca
di acqua con un lungo tubo alla cui estremità esce una Quantità/t.
Questa non cambia valore, sino a che non vengono effettuate resistenze
nel tubo. Maggiori saranno quest'ultime, e minore sarà la Quantità
di acqua/t che uscirà dall'estremità.
Ciò dipende dalla pressione del circuito idraulico. La pressione
di questo circuito è rappresentabile come la differenza tra il
punto più alto dell'acqua e quello più basso (l'estremità
del tubo). Questa altezza rimane invariata e quindi anche la pressione
non varia, con le conseguenze sopra descritte sulla Quantità/t
fuoriuscita.
Se però avessimo un qualche meccanismo che si "accorga"
della variazione di resistenza e all'incremento di questa faccia corrispondere
un aumento della lunghezza del tubo, nell'esatta proporzione, si avrebbe
sempre la stessa Quantità di acqua nell'unità di tempo.
Se sostituiamo la rappresentazione dell'altezza (pressione) del tubo
con il concetto di tensione, possiamo comprendere la differenza esistente
tra i due tipi di generatori possibili. Di fatto questa è anche
la rappresentazione più semplice delle leggi fondamentali di
WEISS e di LAPIQUE. Cosa avviene infatti nei due casi: al variare della
resistenza dei tessuti al passaggio di una corrente elettrica?
• nel generatore di tensione varia la Quantità di corrente
nell'unità di tempo;
• a nel generatore di corrente (o generatore di corrente costante)
varia la tensione, in maniera esattamente proporzionale a quella della
resistenza dei tessuti, garantendo sempre la Quantità di corrente
prevista nell'unità di tempo.
E' inutile far osservare che, tecnicamente, il secondo tipo di generatore
era semplicemente impensabile fino a pochi anni fa. Pertanto tutte le
apparecchiature in commercio sono generatori di tensione, e quindi non
sono in grado di indurre il campo elettrico, con i parametri previsti,
sino ai motoneuroni; ma da poco tempo è in commercio un tipo
di apparecchiatura prodotta in seguito ad un enorme investimento in
ricerca scientifica, che per essere distinta dai generatori di tensione,
viene definita generatore di seconda generazione.
La spesa di circa 20 miliardi di lire ha permesso di ottenere finalmente
dei veri generatori di corrente, con tutti i benefici che ne conseguono.
l!investimento ha permesso inoltre di ottenere delle apparecchiature
di dimensioni ridotte, leggere (circa 400 g), autonome, in quanto lavorano
con batterie ricaricabili, nel pieno rispetto della futura normativa
di sicurezza che impedirà l'utilizzo di apparecchi stimolatori
collegati direttamente alla rete elettrica.
Questi generatori di corrente sono anche programmabili in tutti i parametri
elettrici con un normale personal computer che memorizza i programmi
di lavoro su carte di credito che vengono inserite nella apparecchiatura,
come si fa normalmente con un dischetto da computer. Da ciò derivano
innumerevoli vantaggi, compreso quello della personalizzazione dei programmi
in base alle singole esigenze dell'atleta, come si è visto anche
ai recenti mondiali di calcio.
Solo oggi gli addetti ai lavori cominciano a comprendere che in questo
settore è successo qualcosa di veramente rivoluzionario. Si comincia
infatti a comprendere che un generatore di corrente costante non ha
niente a che vedere con un generatore di tensione. Nessuno si sognerebbe
di confondere un motorino elettrico di un trapanino con un motore a
turbina di un aereo. Purtroppo, però, molti addetti non sanno
ancora distinguere la differenza fondamentale che c'è tra le
due generazioni di elettrostimolatori.
Partendo da questa considerazione si potrebbe entrare nel merito di
tutte le varie casistiche che si sono succedute negli anni, spiegandone
sia i motivi dei successi parziali, che quelli dei vari fallimenti.
Compresi i discreti successi ottenuti in passato dalle correnti di KOTZ.
Esse infatti sono state le bisnonne delle correnti attualmente ottenute
da un generatore di corrente costante, e sono state quelle che più
si sono avvicinate alla 'corrente ideale di stimolazione", nonostante
fossero prodotte da nonnali generatori di tensione. Niente a che vedere
comunque con quanto è ottenibile oggi.
LA POSIZIONE DEGLI ELETTRODI
La posizione degli elettrodi è l'elemento fondamentale per la
buona riuscita di una elettrostimolazione o per spiegare un risultato
parziale o nullo. Tra i due elettrodi si instaura infatti un campo elettrico
con una forma che si avvicina ad una mezzaluna. L'obiettivo sarà
quello di fargli attraversare la zona della placca motrice, cioè
il punto dove i vari motoneuroni si innestano nel muscolo stesso. Ciò
perché il nervo neuromotorio è ricoperto di mielina -
sostanza isolante, anche se non in assoluto - e si preferisce quindi
lavorare nell'unica zona che non ne è ricoperta, la placca motrice.
Spesso, anche in ambienti molto qualificati, mi capita di trovare tecnici
che utilizzano posizioni non troppo corrette. A ciò può
essere legato un eventuale insuccesso di un ciclo di elettrostimolazione.
Normalmente l'elettrodo positivo va posizionato in prossimità
della placca motrice. La sua dimensione, quando possibile, deve essere
di un terzo della superficie del elettrodo negativo, che andrà
invece posizionato sull'estremità opposta del muscolo stesso.
Un'adeguata connessione tra elettrodo e cute è un altro aspetto
fondamentale. La superficie di contatto, infatti, non è mai piana,
per cui bisogna utilizzare un ottimo gel di conduzione, eventualmente
supportato da uno spray. Il comfort durante la stimolazione è
legato alla qualità della conducibilità elettrodo/cute.
Nelle zone in cui l'elettrodo non appoggia perfettamente sulla pelle,
l'aria o il pelo si interpongono creando un isolamento parziale al passaggio
di corrente. La corrente si concentrerà quindi sui punti di contatto
e non su tutta la superficie in maniera omogenea. Questa è la
spiegazione della sensazione di puntura che a volte si avverte in prossimità
dell'elettrodo. Sensazione che sparirà non appena l'elettrodo
verrà fissato alla pelle in modo adeguato, anche grazie ad una
corretta distribuzione sulla superficie di contatto di gel e spray conduttivi.
In caso di presenza di pelo abbondante, tali sostanze dovranno essere
distribuite soprattutto sotto lo stesso (il pelo è un discreto
isolante!).
Un altro problema è rappresentato dagli angoli dell'elettrodo
che tendono a rimanere sollevati se vengono bloccati da cinghie elastiche
piuttosto che da cerotti che ne racchiudono bene i bordi.
Tutti questi problemi vengono accentuati se si utilizzano elettrodi
autoadesivi, che nella parte inferiore hanno un materiale collante conduttore
di elettricità.
La conducibilità della colla, infatti, non è ottimale
e quindi con programmi di stimolazione che prevedono un elevato passaggio.di
corrente nell'unità di tempo (per esempio 70/100 Hz con un impulso
di 300/400 millisecondi) non garantisce una resa ottimale. A ciò
ne consegue che se si sta utilizzando un vero generatore di corrente
costante, l'apparecchiatura dovrà interrompere l'erogazione ed
avvertire l'utente con un messaggio che segnali il "difetto di
elettrodo". La colla, inoltre, con l'utilizzo prolungato di questi
elettrodi, tende ad asciugare progressivamente, accentuando l'inconveniente
sopra descritto e aumentando la sgradevolezza della stimolazione.
LE FASI D"INTERVENTO
L'elettrostimolazione eccitomotoria sarà essenzialmente divisibile
in tre fasi principali di intervento che utilizzeranno programmi:
• di prevenzione di Amiotrofia;
• di trattamento di Amiotrofia;
• di rafforzamento muscolare.
In ognuno di questi programmi si dovrà tener presente il comportamento
delle diverse Fibre muscolari. Il comportamento delle fibre muscolari,
non è omogeneo. Per esempio, in caso di inattività muscolare,
la fibra che maggiormente perde capacità è la Fibra 1
(fibra lenta e resistente). E' inoltre importante sapere che, in caso
di ripresa del lavoro muscolare, è anche il tipo di fibra che
migliora le sue caratteristiche più lentamente. Per cui, in questo
caso, i programmi di lavoro dovranno prevedere la maggior quantità
di lavoro con frequenze che rispettino il Reclutamento Temporale ottimale
delle fibre di questo tipo, cioè dagli 8 ai 45 Hz circa.
E' dunque la frequenza di stimolazione che condiziona principalmente
il risultato a favore della forza/velocità e a scapito della
resistenza o viceversa.
Su questo argomento si è scritto molto, sostenendo l'importanza
dei tempi di contrazione e di recupero, quale fattore determinante per
l'ottenimento del risultato. In realtà questo è l'aspetto
meno importante e meno condizionante.
REGOLAZIONE DELL'INTESITA
L'intensità della stimolazione sarà invece direttamente
proporzionale alla Profondità del campo elettrico, e quindi al
numero di motoneuroni attraversati. E' chiaro che ad un maggior numero
di motoneuroni interessati, corrisponderà la contrazione di più
fibre muscolari, e quindi un migliore "allenamento".
In merito a questo aspetto vi sono alcune interpretazioni che non condivido
che vorrebbero attribuire all'intensità (che rimarchiamo, corrisponde
al numero di unità motorie interessate alla stimolazione) la
funzione rappresentata invece dalla frequenza.
PARAMETRI ELETTRICI
Come riportato nell'articolo precedente i due parametri elettrici che
considereremo maggiormente saranno:
• la Durata del singolo impulso - che dovrà rispettare
la cronassia della cellula che si dovrà stimolare;
• la Frequenza di stimolazione - che dovrà rispettare il
reclutamento temporale ottimale rispetto al tipo di fibra che si vuole
migliorare come qualità
DURATA DEL TRATTAMENTO
Il tempo minimo per seduta va da 20 minuti circa a qualche ora al giorno,
in rapporto alla situazione soggettiva e all'obiettivo da raggiungere,
oltreché al tempo a disposizione. Personalmente, in casi limite
- atleti che richiedevano il rientro in tempi brevissimi dopo un intervento
chirurgico o un infortunio grave - con appositi programmi abbiamo stimolato
anche 3/4 ore al giorno, per alcune settimane di fila. Il tutto senza
inconvenienti particolari, ad esclusione, in alcuni casi, di un abbondante
accumulo di lattato i primi giorni di trattamento.
Il numero di sedute settimanali varia a seconda defia motivazione del
soggetto e della gestione delle altre attività quotidiane. E'
comunque consigliabile, nella fase di carico di lavoro, stimolare almeno
tre volte alla settimana, per almeno tre/sei settimane. E'chiaro che
queste sono indicazioni di massima, che possono essere modificate in
rapporto alle differenti esigenze.
QUANDO USARE L'ELETTROSTIMOLAZIONE ECCITOMOTORIA
L'elettrostimolazione eccitomotoria sarà utilizzabile sia nei
casi di infortunio vero e proprio (laddove una temporanea immobilizzazione
di un'articolazione porterà ad un deficit muscolare), sia per
attuare una vera e propria opera di prevenzione, rafforzando i distretti
muscolari preposti alla protezione dell'articolazione soggetta ad infortunio.
In proposito, sono particolarmente significative, ma non uniche, le
esperienze sul quadricipite femorale (soprattutto sul vasto mediale
n.d.a.), muscolo preposto alla protezione del ginocchio e al corretto
posizionamento della rotula. Poco sfruttato, ma di vitale importanza
nel calcio, è invece il rafforzamento del muscolo peronale, preposto
alla stabilità della caviglia, che in seguito a infortunio e
al relativo inutilizzo temporaneo, perde fino al 90% delle sue capacità
in circa 10 giorni. Tale muscolo richiede comunque programmi di stimolazione
diversi, con frequenze idonee per le fibre della Forza (75/85 Hz). Esperienze
recenti sembrerebbero dimostrare che, a differenza degli altri mezzi
di allenamento della Forza, non si presenti come vincolante la necessità
di un periodo di trasformazione. L:elettrostimolazione, comunque, è
soprattutto un valido mezzo di allenamento muscolare, non invasivo,
che utilizza una via naturale e fisiologica, senza creare problemi quali
le patologie da sovraccarico. Gli incrementi di Forza che può
fornire per unità di tempo sono nettamente superiori a qualunque
altro mezzo allenamento. E'chiaro che ciò non significa che debbano
essere abbandonati gli altri lavori, in quanto l'elettrostimolazione
non può sostituire il coordinamento muscolare, l'attività
propriocettiva, la mobilità articolare...
MA E" DOPING'?
Qualche tecnico ha affermato che l'elettrostimolazione è una
forma di doping. Ciò non è vero. In varie sedi le fumose
argomentazioni a sostegno di tale tesi sono state smantellate. Il fatto
che l'atleta si sottoponga a fatica intensa durante l'elettrostimolazione
è già sufficientemente significativa. La perfetta conoscenza
dei suoi meccanismi di azione, comunque, permette di fugare definitivamente
tale ipotesi.
ARTICOLO di Raffaele Fasoli: collabora da molti anni come consulente
di Squadre di calcio di serie A e B. Sono molte le innovazioni, da lui
introdotte, nei.programmi di elettrostimolazione per lo sport. I suoi
interventi spaziano dallo sci, al calcio al fondo, al ciclismo, sempre
con atleti di livello mondiale.
Pubblicato su IL NUOVO CALCIO
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